Trasformare la grande quantità di dati prodotta ogni giorno dalla mobilità in informazioni utilizzabili per pianificare, migliorare i servizi e verificare i risultati delle decisioni pubbliche. È l’obiettivo di “Connettere i dati e la mobilità. Manifesto per una strategia nazionale”, presentato a Roma con Ennio Cascetta e GO-Mobility, società attiva nell’ingegneria dei trasporti e nell’analisi dei dati di mobilità.
Il documento propone sei impegni e un percorso per costruire una strategia nazionale, sostenuta da un Transportation Data Act: una legge quadro che dia continuità alla gestione e alla condivisione dei dati del settore. Nella stessa giornata sono stati presentati anche i risultati dell’Osservatorio GO-Mobility, che ricostruisce i cambiamenti della mobilità automobilistica in 15 città metropolitane tra il 2019 e il 2025.
Cascetta: il paradosso dei dati senza informazione
“Viviamo il paradosso dei dati senza informazione. E questo paradosso è più clamoroso nei trasporti e nella mobilità: persone e veicoli lasciano ogni giorno tracce digitali dei propri spostamenti. Eppure, chi ne ha bisogno per prendere decisioni o sviluppare un servizio, spesso, non riesce a utilizzarli”, osserva Ennio Cascetta nella prefazione al Manifesto.
“Ma su questioni decisive per le scelte pubbliche, sappiamo poco o pochissimo”, prosegue Cascetta. “Il costo di tutto questo alla fine pesa: decisioni inadeguate, opportunità economiche perdute e mancanza di rendicontabilità”. Il Manifesto propone di trasformare la capacità di analisi dei singoli progetti in una risorsa disponibile con continuità per amministrazioni, operatori, ricerca e imprese.
Sei gli impegni:
– rendere i dati reperibili e accessibili;
– collegare le fonti e chiarire le misure;
– migliorare la qualità dei dati per gli usi necessari;
– conservare dati e conoscenza nel tempo;
– rendere praticabile la condivisione;
– sostenere il lavoro di chi produce e utilizza le infor mazioni.
Le applicazioni sono concrete: riconoscere la stessa fermata o corsa nei diversi sistemi, confrontare il servizio programmato con quello effettivamente svolto, condividere i criteri di calcolo degli indicatori e conservare gli storici necessari a verificare i risultati degli interventi.
Una strategia nazionale e un Transportation Data Act
“Non possiamo ricominciare da zero ogni volta che un’amministrazione deve aggiornare un piano o verificare un servizio”, afferma Daniele Mancuso, CEO di GO-Mobility.
“Servono dati utilizzabili nel tempo, responsabilità chiare e risorse per mantenerli aggiornati. La tutela delle persone e della riservatezza aziendale deve trovare risposte nelle condizioni di accesso e di utilizzo.”
In questo percorso si inserisce la proposta di un Transportation Data Act: una legge quadro che dia stabilità alla strategia nazionale e coordini gli strumenti esistenti.
Il percorso proposto parte dal confronto con istituzioni, operatori, imprese e ricerca, per definire priorità e tradurle in un piano d’azione con attività, responsabili, risorse e tempi. “Proponiamo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti promuova questo percorso in raccordo con la Presidenza del Consiglio, attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale, coinvolgendo Regioni ed Enti locali e valorizzando le competenze tecniche di AgID. ART potrà contribuire nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto della sua autonomia», spiega Mancuso. ”L’obiettivo è rendere ordinario ciò che oggi richiede troppo spesso uno sforzo straordinario: usare i dati per scegliere meglio, verificare i risultati e sviluppare servizi utili a cittadini e imprese”.
L’Osservatorio GO-Mobility: come cambiano gli spostamenti nelle aree metropolitane.
Accanto alla presentazione del Manifesto, la giornata ha ospitato quella di “La velocità delle città”, lo studio dell’Osservatorio GO-Mobility basato sui Floating Car Data forniti da Targa Telematics-Viasat.
L’analisi riguarda 15 città metropolitane e utilizza oltre un milione di veicoli monitorati, 158 milioni di viaggi e 5,7 miliardi di punti GPS, su sette annualità. I risultati mostrano una geografia della mobilità automobilistica in trasformazione: tra il 2019 e il 2025 si riduce il vantaggio di velocità del Nord rispetto al Sud e alle Isole, mentre il confronto fra comuni capoluogo e territori metropolitani restituisce condizioni di spostamento molto diverse.
Il Nord rallenta, si riduce il divario con Sud e Isole.
Nelle aree metropolitane analizzate, il divario di velocità media fra Nord e Sud e Isole passa da 5,1 km/h nel 2019 a 1,8 km/h nel 2025. Il Nord registra una riduzione media del’8%, pari a 2,4 km/h, mentre Sud e Isole segnano un incremento del 3,5%, pari a 0,9 km/h. Tra i rallentamenti più marcati figurano Venezia, con una diminuzione del 12,1%, Milano, con il 9,8%, Bologna, con il 7,7%, e Genova, con il 7,6%.
In direzione opposta si muovono Palermo, con un incremento del 7,7%, e Messina, con il 6,4%. Nel 2025 le velocità medie metropolitane più elevate si rilevano a Sassari, con 33,1 km/h, Bologna e Bari, entrambe a 31,5, e Venezia, a 31,2. I valori più bassi riguardano Napoli, con 23,9 km/h, Catania, con 24,1, e Genova, con 24,4.
Capoluoghi e territori metropolitani: una sola media non basta
Il quadro cambia quando si considerano i soli comuni capoluogo. Roma registra una velocità media di 24,3 km/h e Bari di 23,3. Sotto i 18 km/h si collocano Firenze con 16,9, Milano con 17,0, Palermo con 17,5, Torino con 17,7, e Napoli con 17,8. I capoluoghi risultano mediamente più lenti di 8,6 km/h rispetto a l’intera area metropolitana di appartenenza. Il divario più ampio si osserva a Torino, con 13,0 km/h; quelli più contenuti a Roma e Genova, entrambi pari a 4,3 km/h. Sono differenze da interpretare considerando l’estensione dei territori, le caratteristiche delle strade e gli spostamenti osservati. La velocità media, da sola, non misura la congestione né la qualità complessiva della mobilità.
Nell’area metropolitana di Roma, quasi dieci minuti in più al giorno al volante
Nell’area metropolitana di Roma, nel confronto fra le rilevazioni di ottobre 2019 e ottobre 2025, gli spostamenti giornalieri per veicolo scendono da 2,59 a 2,20 e la quota di viaggi inferiori a cinque chilometri passa dal 48,6% al 41,5%. Allo stesso tempo, la distanza media aumenta da 9,9 a 13,5 chilometri e la durata media da 20,3 a 28,3 minuti. Il tempo medio quotidiano trascorso alla guida per veicolo sale così da 52,6 a 62,1 minuti: quasi dieci minuti in più.
Si fanno dunque meno viaggi in automobile, ma mediamente più lunghi, e il tempo quotidiano al volante aumenta. Un cambiamento che porta al centro dell’attenzione le distanze tra abitazioni, lavoro e servizi e le alternative disponibili all’auto.
“Questi risultati mostrano quanto sia limitante parlare di mobilità italiana attraverso una sola media o una classifica delle città”, sottolinea Mancuso. “Cambiano le distanze percorse, i tempi di viaggio e le condizioni dei diversi territori. La domanda è quali servizi e quali interventi siano adatti a ciascuna situazione. Per rispondere dobbiamo collegare i dati sugli spostamenti con quelli sul trasporto pubblico, sull’accessibilità e sulla distribuzione delle attività”.
Fonte FERPRESS

