7 Dicembre, 2025
Mobilità sostenibile – indagine MobilitAria 2025

Un Paese sospeso tra ambizioni europee e un ritorno preoccupante al passato. È la fotografia dell’Italia che emerge dal Rapporto MobilitAria 2025, realizzato da Kyoto Club e Cnr-Iia. Continuano a crescere le emissioni legate ai trasporti e faticano a farsi strada soluzioni a basso impatto ambientale. I principali risultati del Rapporto MobilitAria 2025

Nelle principali città della Penisola, gli spostamenti sono tornati ai livelli pre-pandemici, ma la transizione verso sistemi sostenibili rallenta, quando non si arresta del tutto.

Segnali preoccupanti sullo stato della mobilità urbana
Dopo anni di progressi lenti ma costanti, il 2024 segna una battuta d’arresto. Il rapporto evidenzia come la mobilità sostenibile sia in stallo e, in alcune aree urbane, addirittura in regressione. La causa principale? Una crescita record del numero di auto: nelle grandi città italiane circolano dalle 2,5 alle 4 volte più veicoli rispetto a quanto sarebbe sostenibile, con un impatto negativo su spazio pubblico, qualità dell’aria e possibilità di riforme strutturali.

Nonostante gli investimenti del Pnrr e altri fondi pubblici abbiano sostenuto progetti di green mobility, ciclovie e rinnovo delle flotte, il settore trasporti rimane l’unico in Italia che contribuisce più alla crisi climatica rispetto al 1990. Le emissioni di CO2 legate ai trasporti continuano ad aumentare, mentre la qualità dell’aria resta critica in molte città, anche in vista della nuova direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria.

Milano è la città più vicina agli standard europei
MobilitAria 2025 introduce un indice sintetico che valuta la distanza delle città metropolitane dall’obiettivo 2030 di mobilità sostenibile, aggregando otto dimensioni: trasporto pubblico non inquinante, mobilità ciclabile, mobilità condivisa, tasso di motorizzazione, elettrificazione dei veicoli privati, qualità dell’aria, impatto sanitario e sicurezza stradale.

Milano si conferma la città più vicina agli standard europei, grazie a investimenti e politiche integrate, pur restando indietro sulla qualità dell’aria. Catania chiude la classifica, con il tasso di motorizzazione più alto d’Italia: nel capoluogo etneo circolano più auto e moto che persone, e il Sud nel complesso mostra forti carenze in termini di mobilità sostenibile.

Il nodo centrale resta il predominio dell’auto privata. L’uso eccessivo di veicoli personali occupa spazio pubblico, ostacola la mobilità attiva (pedonale e ciclabile) e rallenta l’adozione di misure innovative come le Low Emission Zone e i pedaggi urbani, già diffusi in molte città europee. Il rapporto sottolinea la necessità di dimezzare il numero di auto circolanti entro il 2030 e portare la quota di spostamenti in auto privata sotto il 35%. Si tratta indubbiamente di obiettivi ambiziosi, ma fondamentali per ridurre emissioni, incidenti e migliorare la qualità della vita urbana.

Focus su investimenti e politiche
Negli ultimi anni sono stati stanziati oltre 16 miliardi di euro per la mobilità sostenibile, in gran parte destinati a metropolitane, treni pendolari e rinnovo del parco autobus. Tuttavia, la realizzazione effettiva di queste opere e la loro capacità di incidere sui comportamenti di mobilità restano punti aperti. Lo studio di Kyoto Club e Cnr-Iia evidenzia anche la necessità di quadruplicare la rete ciclabile urbana entro il 2030, portandola ad almeno 20 mila km, e di estendere le esperienze di “Città 30 km/h”, non solo come limite di velocità, ma come ridisegno complessivo dello spazio urbano a favore della sicurezza e della socialità.

Le nuove sfide: genere e inclusività
Una novità di questa edizione è l’analisi del gender gap nella mobilità: MobilitAria confronta le città italiane con esperienze virtuose come Vienna e Barcellona, dove la prospettiva di genere è integrata da anni nelle politiche urbane. Da noi, invece, la mobilità resta spesso “neutra”, senza attenzione alle diverse esigenze di uomini e donne, con ricadute sulla sicurezza e sull’accessibilità dei servizi.

Gli analisti non si limitano a fotografare l’esistente, ma avanzano anche una serie di proposte migliorative. Qualche esempio: approvazione di nuove norme per Ztl e tariffe urbane, per dare ai comuni strumenti efficaci di gestione del traffico; incentivare l’uso degli autovelox e la riorganizzazione dello spazio urbano per la sicurezza stradale; investire nella mobilità attiva e condivisa, con particolare attenzione all’elettrificazione dei veicoli e all’intermodalità; infine integrare la prospettiva di genere nelle politiche di mobilità, seguendo i modelli europei più avanzati. Solo così la mobilità sostenibile potrà diventare realtà e non restare una promessa mancata.

Fonte : La Repubblica

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