L’Italia gareggia tra i partner europei nella corsa alla sostenibilità. Ma lo fa con il mezzo sbagliato. L’auto, sempre stabile al primo posto nell’uso quotidiano degli italiani per gli spostamenti, è vecchia. Costi elevati per le famiglie che nel 2024 hanno speso per il mezzo a quattro ruote una media di 334 euro mensili, ovvero 8,75 mld al mese per un totale di 105 mld in un anno. Vetture che però rimangono parcheggiate per oltre il 95% della giornata. E l’elettrico? Non decolla. Da un lato si scorge una timida ripresa per la soddisfazione dei cittadini verso bus, metro e treno, ma questo non basta a risollevare soprattutto il trasporto pubblico locale che si sta impoverendo, anche a causa della mancanza di investimenti economici adeguati. Infine, l’intermodalità, cioè la quota di spostamenti con la combinazione di più mezzi, leva strategica che dovrebbe invertire la tendenza tra uso del mezzo privato e mezzo collettivo a favore di quest’ultimo, resta marginale.
Questo, in sintesi, lo scenario di Audimob – Rapporto sulla mobilità degli italiani, lo studio annuale di Isfort, giunto alla sua 22° edizione, con il supporto scientifico di Agens e Asstra e con il sostegno della Fondazione Nazionale delle Comunicazioni, presentato presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale (DIAG) di Sapienza Università di Roma.
Carlo Carminucci, direttore della ricerca e responsabile dell’Osservatorio Audimob, introduce lo studio dichiarando: “ci sono dei segnali di cambiamento positivi, sebbene ancora deboli. Si nota una dinamica di riequilibrio modale che è stata modesta ma continua negli ultimi 2-3 anni. C’è stata anche una riduzione degli squilibri territoriali, sebbene questi rimangano ampi. Inoltre, si registrano miglioramenti sul fronte della soddisfazione percepita degli utenti dei mezzi di trasporto, inclusi specificamente i mezzi pubblici. Proprio questi segnali positivi devono fungere da stimolo per accompagnare con più energia i processi di transizione verso modelli di mobilità più equilibrati. Tale supporto è necessario sia dal lato dell’offerta che, soprattutto, dal lato della domanda. Nonostante i miglioramenti, il quadro della mobilità è ancora caratterizzato da persistenti dati di continuità negativa e di rigidità. Tra gli aspetti negativi e rigidi si annoverano: poca intermodalità, tassi di motorizzazione che non diminuiscono, incidentalità stradale con numeri sempre più preoccupanti, a cui si aggiungono nuove emergenze come la ‘povertà dei trasporti’ che peraltro deve far riflettere sui rischi di una transizione energetica troppo ‘brutale’ senza per questo dover sconfessare gli obiettivi finali di riduzione delle emissioni”.
Intanto, alcuni dati che emergono dallo studio: nel primo semestre del 2025 il 20,6% degli italiani si è spostata a piedi, in leggero calo rispetto al primo semestre del 2024 che segnava un 21,3%. Segna una diminuzione anche l’auto con un 60,8% contro 63,1%. Il trasporto pubblico mostra una timida ripresa tra i due primi semestri, 8,9% contro 8,0%. Salgono inoltre le quote della bicicletta, 5,2% rispetto al 4,1 % del 2024 e delle moto, 4,5% contro 3,5%. Complessivamente, il tasso di mobilità sostenibile del primo semestre 2025 è in aumento rispetto a quello del 2024, 34,7% contro 33,4%.
Nonostante il leggero calo dell’uso dell’auto, questa resta comunque predominante. Basta accostare poi gli obiettivi europei con lo scenario attuale per capire che l’Italia sta gareggiando per la sostenibilità con il mezzo sbagliato. Entro il 2030 il Paese dovrà tagliare le emissioni dei trasporti del 43,7% e raggiungere l’obiettivo di 4,3 milioni di veicoli elettrici puri (BEV) e 6,5 milioni in totale inclusi gli ibridi plug-in, oltre a migliorare l’intensità energetica a un 34,2% di energia rinnovabile nei trasporti (oggi l’8%).
Ma nel 2024 la quota di mercato dell’elettrico è scesa dall’8,6% del 2023 al 7,6% del totale auto vendute. Nei primi 9 mesi del 2025 (periodo gennaio-settembre) si registra un forte calo della vendita di auto diesel (-39%, che dimezza la quota di mercato ormai attestata ad appena il 7,5%) e benzina (-24%), mentre continua la crescita del segmento delle ibride (quasi 600.000 auto vendute e 52% dell’immatricolato complessivo). Sembrerebbe esserci una ripresa alla corsa dell’elettrico con quasi 120.000 nuove auto e una quota di mercato risalita al 10% ma a far tornare l’Italia con i piedi per terra ci pensa il confronto europeo che non fa che confermare la debolezza del suo mercato. Nel 2024 i veicoli full electric hanno rappresentato il 19,6% delle immatricolazioni nel Regno Unito, il 16,9% in Francia e il 13,5% in Germania, contro appena il 4,2% in Italia. L’Italia si distingue invece per la diffusione delle ibride non plug-in, che presentano la quota più elevata tra i principali Paesi europei.
Guardando al parco circolante, i motori endotermici sono ancora dominanti. Infatti, nel 2024 le auto a benzina rappresentano il 42,7% e quelle a gasolio il 39,8%, per un totale superiore al 90% del circolante. Le vetture ibride hanno raggiunto il 7% (quasi 3 milioni di unità), mentre le elettriche – full e plug-in – costituiscono lo 0,7%. Dati che non lasciano spazio a interpretazioni.
Inoltre, un quarto delle vetture ha oltre 20 anni di età, quota più che raddoppiata rispetto al 2010 (10,5%). L’età media dei veicoli effettivamente circolanti è pari a 12,8 anni (8,1 nel 2010). La riduzione delle immatricolazioni annue ha rallentato il ricambio, prolungando la vita media dei veicoli.
Il livello di motorizzazione italiano resta ancora il più elevato tra i Paesi europei e non accenna a ridursi. Nel 2024 ha raggiunto 41,3 milioni di unità, con un incremento dell’1% rispetto al 2023 e del 4,5% rispetto al 2019. Dall’inizio del millennio il numero di auto in circolazione è cresciuto di circa 10 milioni (+25%). Il tasso di motorizzazione ha superato per la prima volta la soglia di 70 auto ogni 100 abitanti.
Tra le grandi città, Catania resta regina incontrastata con l’80,9 di auto per 100 abitanti, dieci punti oltre la media nazionale, seguita da Torino con 75,7%. Il confronto con il 2015 evidenzia una crescita rispettivamente del +13,0 e +13,8. Solo Genova (47,3%, +1,3 sul 2015) e Venezia (44,6%, + 2,8 sul 2015) hanno un indice inferiore a 50, mentre Milano si attesta su quella soglia (50,4%, -0,6 sul 2015).
Il paradosso? Troppe auto che però restano parcheggiate per oltre il 95% della giornata
Un segmento che registra invece una crescita costante è quello delle moto. Nel 2024 sono stati registrati 7,7 milioni di ciclomotori e motocicli, quasi il doppio rispetto all’inizio del millennio e in aumento del +2,9% rispetto all’anno precedente. Il tasso di motorizzazione dei motoveicoli ha raggiunto 13,1 unità ogni 100 abitanti (7,1 nel 2002). Nel 2019 le immatricolazioni erano state pari a 230mila unità, salite a 353mila nel 2024 (+53,5%). Diversamente dal comparto auto, la crisi pandemica è stata rapidamente riassorbita, anche grazie a un effetto sostituzione nei consumi: una parte crescente della popolazione ha scelto moto elettriche come alternativa alla mobilità privata su quattro ruote.
Sharing mobility – Si conferma un settore dinamico che, pur crescendo nella domanda effettiva (con previsioni di 60 milioni di noleggi nel 2025), sta attraversando una fase di maggiore efficienza e consolidamento nelle grandi aree urbane, ma risente della mancanza di sostegno finanziario e della razionalizzazione dell’offerta, che penalizza i centri minori. Nel 2024, il volume totale dei noleggi in Italia si è attestato poco sopra i 50 milioni, risultato sostanzialmente stabile rispetto al biennio precedente. Il primo quadrimestre del 2025 ha registrato una crescita significativa del +17% dei noleggi rispetto allo stesso periodo del 2024, con una proiezione che potrebbe raggiungere i 60 milioni entro la fine dell’anno.
Ma nonostante l’aumento della domanda, l’offerta di servizi sta subendo un processo di razionalizzazione. Nel 2024, il numero di servizi è sceso da 182 a 170 (in particolare il monopattino in sharing ha perso 14 servizi), e gli operatori attivi sono calati a 37 (uno in meno rispetto al 2023). La flotta totale dei veicoli in sharing si è ampliata leggermente fino a superare le 95.000 unità (+1,3% nel 2024), ma nel primo quadrimestre del 2025 si è registrata una contrazione del -5%.
Attualmente, il 90% dei noleggi dell’intero settore si concentra in sole 10 città. (Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Bari, Padova, Pisa e Rimini).
Lo studio non registra cambiamenti sostanziali sul fronte dell’intermodalità. La quota di spostamenti effettuati con una combinazione di mezzi motorizzata resta marginale, al 2,8% del totale (primo semestre 2025) in ulteriore discesa rispetto al 3,2% del 2024. Molto lontana la percentuale registrata nel 2019 (6,5%). Il peso dell’intermodalità è più elevato nelle Regioni del Nord-Ovest (5,2% nel 2024) e, di meno, del Centro Italia (3,9%), nonché nelle aree urbane di maggiore dimensione (5,8% nelle città con oltre 250mila abitanti).
Fonte FERPRESS

