I servizi di trasporto pubblico a chiamata nel trasporto pubblico locale si stanno diffondendo, lentamente ma in modo costante. L’ultimo in ordine di tempo, ma anche il più impegnativo per un’azienda di TPL, quello lanciato per otto diverse zone periferiche da Atac a partire dall’inizio di luglio. Non è una novità certo né in Italia, né nel resto del mondo, ma l’estensione della proposta di Atac lo rendono interessante per valutarne l’impatto sul pubblico. Ne parliamo con Maria Elisa Fasulo, responsabile per l’Italia di Via, una società tecnologica USA che ha collaborato con l’azienda romana per il nuovo progetto ClicBus.
Non un progetto ma di fatto un servizio a tutti gli effetti
Il percorso è iniziato con un progetto pilota nell’area di Massimina l’anno scorso, sviluppato non con Via bensì con un diverso fornitore tecnologico. I risultati ottenuti hanno però convinto Roma Capitale a fare un passo ulteriore, ampliando l’iniziativa ad altre aree suburbane della città e trasformandola da sperimentazione a servizio più strutturato. In questa seconda fase la responsabilità del progetto è passata ad ATAC, che ha valutato diversi provider tecnologici per individuare una soluzione in grado di supportare un servizio molto più esteso, con un numero crescente di mezzi e una prospettiva di sviluppo nel lungo periodo. Quando si passa da un progetto pilota a un servizio operativo su più aree contemporaneamente con una flotta di mezzi più ampia, la solidità della piattaforma tecnologica e dell’organizzazione che la supporta diventano fattori decisivi. I risultati si sono visti fin da subito: già nei primi due o tre giorni del passaggio dal vecchio fornitore a Via, nell’area precedentemente interessata dal pilota, il numero delle corse è aumentato del 66%. È una dimostrazione concreta di come una comunicazione efficace unita a strumenti tecnologici adeguati possa accelerare rapidamente l’adozione da parte dei cittadini.
In poche parole, come funziona il servizio?
Il principio è semplice: invece di seguire un percorso e un orario prestabiliti, i veicoli si muovono in risposta alle richieste degli utenti all’interno di un’area di servizio (quindi con percorsi ed orari liberi). Ogni area (sono 8) è delimitata da un perimetro ben definito all’interno del quale il passeggero può prenotare un viaggio tramite app o call center di ATAC durante l’intero orario di servizio. La salita e la discesa avvengono presso fermate. Oltre alle fermate tradizionali, la tecnologia di Via permette di utilizzare anche fermate virtuali, individuate e visualizzate chiaramente nell’app. Questo consente di aumentare la copertura del servizio, ridurre i tempi di percorrenza e limitare le deviazioni, mantenendo comunque una distanza a piedi molto contenuta per gli utenti. L’algoritmo aggrega inoltre richieste compatibili tra loro, così da ottimizzare i percorsi e utilizzare al meglio i mezzi disponibili.
A Roma siete partiti dall’inizio di luglio, ma in Italia avete già accumulato diverse esperienze. Dove siete e come stanno andando i servizi?
Sì, è così. Siamo arrivati in Italia relativamente di recente: i primi servizi sono partiti nel 2022, ma da allora la crescita è stata molto rapida. Uno dei nostri primi clienti è stato Autoguidovie, che considero un vero pioniere in Italia nell’aver creduto in un modello moderno di trasporto a chiamata supportato dalla tecnologia. È stato un progetto importante perché ha dimostrato che questo tipo di servizio poteva funzionare anche nel nostro Paese e da allora abbiamo continuato a crescere insieme, estendendo la collabo-razione anche ad altre società del gruppo, come Dolomitibus e Mobilità di Marca. Oggi lavoriamo con molti dei principali operatori italiani per citarne alcuni, ATM, Busitalia, ASF Autolinee, SVT Vicenza, Adriabus e Trieste Trasporti, oltre che con aziende come ANM ed EAV che utilizzano Remix, la nostra piattaforma di pianificazione del TPL. I risultati dei servizi sono molto positivi e questo si riflette anche nella crescita che abbiamo avuto negli ultimi anni. Oggi la nostra tecnologia supporta circa il 60% dei servizi di trasporto a chiamata attivi in Italia. Credo che questo sia dovuto a due fattori: da un lato una piattaforma tecnologica che continua a evolversi sulla base delle esigenze reali, dall’altro il modo in cui lavoriamo con i nostri clienti. Costruiamo rapporti di lungo periodo, affrontando insieme le sfide operative e ragionando come partner più che come un semplice fornitore di tecnologia. È un approccio che, nel tempo, ha dato risultati molto positivi per entrambe le parti.
Via è una società statunitense: non si occupa solo di servizi a domanda. Quali sono le altre aree di attività?
Via nasce come azienda tecnologica e il primo business è stato lo sviluppo di software per rendere il trasporto pubblico sempre più efficiente, flessibile e semplice da utilizzare. Con il tempo, però, lavorando ogni giorno al fianco delle aziende di trasporto pubblico, abbiamo sviluppato competenze che vanno ben oltre la sola tecnologia. Ci siamo resi conto che il successo di un servizio non dipende esclusivamente dalla piattaforma software, ma dall’integrazione di molti elementi diversi. Per questo oggi supportiamo i nostri clienti anche nelle attività di comunicazione e marketing. Nel caso di ATAC, ad esempio, gestiamo la comunicazione digitale perla promozione di ClicBus, con l’obiettivo di far conoscere il servizio e favorirne l’utilizzo. Offriamo inoltre servizi operativi, come il call center dedicato ai passeggeri e gli operatori di centrale che monitorano e gestiscono il servizio in tempo reale, naturalmente con personale in lingua italiana. Un’altra area in cui investiamo molto è la progettazione e la pianificazione dei servizi di trasporto, sia di linea sia a chiamata. Lo facciamo attraverso il nostro team di consulenza, Via Strategy, che supporta enti e operatori nella definizione delle reti e dei modelli di servizio, e attraverso Remix, la nostra piattaforma software dedicata alla pianificazione del trasporto pubblico. Abbiamo scelto di sviluppare internamente tutte queste competenze perché crediamo che un servizio di trasporto funzioni davvero solo quando tecnologia, progettazione, gestione operativa e comunicazione lavorano in modo coordinato.
Ovviamente i vostri sistemi si devono innestare su quelli di un operatore di TPL, nel caso di Roma, con quelli di ATAC. Sostituire servizi a orario fisso con quelli a chiamata consente di risparmiare personale e mezzi o si tratta essenzialmente di un cambio di modalità di svolgimento del servizio stesso?
Non esiste una risposta valida per tutti i contesti. Il trasporto a chiamata non nasce per sostituire indiscriminatamente il servizio di linea, ma per essere utilizzato dove è più efficace rispetto alle linee fisse. Nel caso di Roma ci sono aree in cui il DRT integra servizi esistenti e altre in cui rappresenta la principale modalità di trasporto pubblico. Ci sono infatti situazioni in cui una linea tradizionale fatica a essere efficiente: ad esempio quando la domanda è molto distribuita sul territorio oppure non concentrata in fasce orarie. In questi casi far circolare un autobus su un percorso fisso può significare avere mezzi spesso poco utilizzati. Il trasporto a chiamata permette invece di adattare il servizio alla domanda reale, migliorando l’accessibilità per i cittadini e utilizzando le risorse in modo più efficiente. L’obiettivo non è semplicemente risparmiare, ma offrire un servizio migliore a parità di risorse, o addirittura raggiungere aree che con un servizio tradizionale sarebbe difficile servire in modo efficace.
Ultima domanda: è stato facile per voi “piccoli” ed in fondo “stranieri” lavorare con una grandissima azienda, tante volte criticata per essere un gigante che fatica a prendere rapidamente decisioni?
In realtà, anche se in Italia siamo una realtà relativamente giovane, Via è un’azienda molto strutturata a livello internazionale e quotata al Nasdaq dal 2025. Ogni progetto viene seguito da un team dedicato e da un project manager che accompagna il cliente durante tutte le fasi di implementazione seguendo un processo di lancio particolarmente solido. Quello di Roma è stato sicuramente uno dei lanci più sfidanti che abbiamo affrontato in Italia, perché ha coinvolto contemporaneamente molti stakeholder, numerosi team e un’estensione territoriale importante. In progetti di questo tipo servono processi molto strutturati: senza un’organizzazione consolidata come quella di Via sarebbe stato difficile rispettare tempi così rapidi in maniera così efficiente. Allo stesso tempo, credo sia giusto riconoscere il grande lavoro svolto da ATAC. Abbiamo trovato persone molto competenti, disponibili e fortemente coinvolte nel progetto. È stata proprio la combinazione tra una metodologia di implementazione consolidata da parte di Via (abbiamo lanciato più di 800 servizi a chiamata a livello globale) e il forte impegno dei team di ATAC a consentire un lancio di successo.
Fonte FERPRESS

