1 Giugno, 2026
TPL: le mozioni presentate alla Camera e gli interventi durante la discussione sulle linee generali

Il Trasporto pubblico locale è stato al centro dei lavori dell’aula della Camera dei Deputati dove ieri sono state discusse le mozioni Casu ed altri e la mozione Iaria ed altri.

Nell’ambito della discussione sulle linee generali sono intervenuti:
– l’onorevole Valentina Ghio (PD-IDP) che ha ricordato all’inizio del suo intervento “oggi 7 italiani su 10 non utilizzano il trasporto pubblico. È un dato che colloca il nostro Paese in fondo alla classifica europea. A questo si aggiunge un altro elemento significativo: nel nostro Paese, abbiamo superato le 70 auto ogni 100 abitanti, un record peraltro in costante aumento che contribuisce a dimostrare che il sistema della mobilità pubblica è in forte sofferenza”.
Ma “l’uso dell’auto privata – ha sottolineato Ghio – nella maggior parte dei casi, non è una scelta libera, è una scelta dettata dalle condizioni in cui versa il trasporto pubblico locale nel nostro Paese. Il nodo principale riguarda il finanziamento, le risorse che sono messe a sostegno – o meglio, che non sono messe a sostegno – del trasporto pubblico locale. Senza risorse adeguate, ogni discorso sulla mobilità rischia di rimanere accademia, pura teoria. Negli ultimi anni, il Fondo nazionale sul trasporto pubblico locale non ha risposto alle esigenze reali, addirittura nel 2026 si registra un decremento rispetto a quanto impiegato nel 2025. E per mantenere semplicemente il potere d’acquisto attuale sarebbe necessaria una cifra molto superiore a quella stanziata da questo Governo. A questo si aggiunge un problema ancora più immediato, che riguarda i tempi di erogazione: non solo questo Governo in questi anni non ha messo le risorse necessarie a sostenere il trasporto pubblico locale, ma i tempi di erogazione, quelli che consentono alle regioni, agli enti locali e alle aziende di trasporto di non entrare in sofferenza, non sono rispettati. La normativa prevede che entro il 15 gennaio di ogni anno venga trasferito alle regioni l’80 per cento delle risorse; siamo ormai ad aprile e ben oltre 4 miliardi di euro risultano ancora bloccati. Questo ritardo non è soltanto un aspetto tecnico, ha implicazioni ed effetti concreti ed immediati sugli enti, sulle aziende e sulla vita dei cittadini.

Le aziende senza questi trasferimenti – continua – non dispongono di liquidità necessaria, questo si scarica ancora una volta sulle spalle dei comuni, con una gestione in crescente difficoltà. Senza risorse concrete, meno corse, tariffe che aumentano, a gestire tutto questo ogni giorno sono ancora una volta le sindache e i sindaci, non il Governo. Sono loro che devono dare spiegazioni ai cittadini, che magari non riescono a mettere in campo le corse necessarie per tenere in vita le aree interne. Lo fanno senza che il Governo gli dia gli strumenti per intervenire davvero. Devono farlo tenendo insieme bilanci sempre più stretti e servizi essenziali, con le aspettative legittime dei cittadini. Credo che i sindaci meritino rispetto e soprattutto risposte anche su questo tema, perché non è accettabile che si scarichi su di loro il peso di scelte che non sono accompagnate con risorse adeguate. Se davvero vogliamo difendere il diritto alla mobilità pubblica, va fatto con scelte concrete, non continuando a finanziare in modo inadeguato le necessità del trasporto pubblico”.

Il settore che chiediamo di accompagnare e di sostenere maggiormente in questa mozione – ha proseguito Ghio – attraversa un aumento significativo dei costi, come tanti settori che operano sull’utilizzo di carburanti, ma questo in particolare. Dall’inizio del 2026, il rincaro del carburante ha determinato un aggravio di circa 30 milioni di euro al mese per le imprese di trasporto pubblico, figuriamoci in questi ultimi giorni con quello che sta succedendo dal punto di vista geopolitico.
E di fronte a questo scenario risulta ancora più incomprensibile la scelta del Governo di intervenire – seppure parzialmente e in modo limitato, seppure con un cerotto sulle ferite e non in modo sostanziale – sulle accise, senza includere il comparto del trasporto pubblico. Se il trasporto pubblico diventa più costoso e meno efficiente, è evidente che i cittadini continueranno sempre più a non poterlo utilizzare, a orientarsi verso il mezzo privato, e quindi anche gli obiettivi di transizione ecologica che sono doverosi, a cui dobbiamo attenerci, si allontanano. E non basta richiamare questi obiettivi nei documenti programmatici, è necessario adottare misure concrete che li rendano perseguibili”.

“E poi – ha aggiunto Ghio – c’è un altro elemento centrale, l’elemento che riguarda il lavoro. Il settore conta oltre 100.000 lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono un servizio essenziale.
Nel marzo 2025 è stato sottoscritto un accordo collettivo per il rinnovo del contratto con un fabbisogno stimato di circa 510 milioni di euro annui. Ma anche nella legge di bilancio non avete stanziato le risorse necessarie per garantire il rispetto di questo accordo e le conseguenze sono visibili perché in Italia abbiamo un grosso problema salariale: salari che non crescono, che non tengono il passo con la crescita del costo della vita. Seppure non si rispettano gli accordi sottoscritti per poterlo consentire, capite bene che il problema è davvero grande e va a incidere anche sul fatto che, in molte realtà, si registra una grande carenza di autisti con ripercussioni dirette sulla qualità del servizio. Pertanto, senza un investimento serio sul lavoro, senza il riconoscimento del carattere usurante di questo lavoro certamente non si può costruire un sistema di trasporto pubblico attrattivo”.

Collegato al tema del lavoro, vi è secondo Ghio il tema della sicurezza che incide sul lavoro, che non può essere considerato secondario:
“Gli episodi di aggressione sono sempre più una criticità reale e, nonostante ciò, le giuste tutele previste negli altri settori, in altri settori, non sono state estese al trasporto pubblico locale. Esiste un percorso normativo già condiviso e concordato in un tavolo di lavoro con le organizzazioni sindacali, ma il suo iter risulta fermo. Anche qui – ha concluso Ghio – è necessario intervenire. Chi lavora nel trasporto pubblico locale non può andare al lavoro temendo per la propria incolumità. Lo Stato deve tutelare chi sta assicurando un servizio pubblico”.

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– L’onorevole Antonino Iaria (M5S) ha illustrato la propria mozione con cui chiede “risorse certe, per finanziare il Fondo sul trasporto pubblico locale” e ribadisce che “anche se manca un anno alla fine di questa sciagurata legislatura, si può ancora fare qualcosa, ma dovete farlo cercando di trovare le priorità nel vostro portafoglio che non devono essere priorità per opere inutili che avete coltivato e finanziato senza nemmeno farle partire, per fortuna, come il ponte sullo Stretto. Le priorità sul trasporto pubblico locale, dal punto di vista dei finanziamenti, potevano essere dirottate in questo settore”.
Altro tema importantissimo che riguarda riguarda le nostre aziende del trasporto pubblico locale secondo Iaria è che “quelle pubbliche stanno soffrendo, stanno patendo una crisi che riguarda non soltanto l’ultimo periodo per quanto riguarda i costi dell’energia e i costi del carburante, ma una crisi storica che sta portando ad avere la sciagurata idea di provare a privatizzare gran parte delle aziende pubbliche locali, anche se queste hanno una possibilità”.

Per questo, ha spiegato Iaria, “nella nostra mozione noi chiediamo al Governo di investire sulle aziende di trasporto pubblico locale, come abbiamo fatto e come siamo riusciti a fare nel nostro mandato nell’amministrazione torinese, ciò non per dire che siamo stati più bravi o più attenti di altri, ma semplicemente perché lì abbiamo posto il tema che un’azienda di trasporto pubblico locale, come dicevo, può veramente essere un asset che aiuta i cittadini. Lì abbiamo messo insieme governo, regione, comune e tutti gli enti per riuscire ad andare verso una direzione che era quella di salvare, fare un piano industriale serio, dare una prospettiva di investimenti per il futuro rinnovando il parco mezzi, eccetera. E questo l’abbiamo previsto anche nella mozione che abbiamo presentato oggi, cioè investire nel rinnovo dei mezzi, sempre più ecologici, ma non per seguire un’ideologia green che tanto viene criticata dalla maggioranza, ma semplicemente perché i servizi di trasporto ecologici ci fanno risparmiare, danno una qualità del servizio più alta, e risparmiare soldi vuol dire avere più soldi per fare un’altra serie di attività che possono essere utili ai cittadini e non soltanto ad alcuni cittadini”.

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– L’onorevole Giulia Pastorella (AZ-PER-RE) ha illustrato i tre punti fondamentali della mozione che presenterà: il primo è, sicuramente, quello di come far fronte ai bisogni dei cittadini.
“C’è una parola – ha detto Pastorella – che fa un po’ paura, ma che funziona spesso, ossia la concorrenza. Concorrenza significa mettere a gara i servizi che non funzionano, ma anche quelli che funzionano. Io non ho paura, per esempio, di mettere a gara, nella mia città, ATM, perché no? E allora vorrei vedere mettere a gara anche Trenord, mettere a gara anche ATAC e tutti quei servizi che danno una performance subottimale, come tra l’altro ci indica la normativa europea che ci ostiniamo a non rispettare”.

Il secondo punto è quello dell’innovazione, perché – ha osservato Pastorella “i vari modi in cui si possono muovere le persone non devono essere visti in concorrenza l’uno con l’altro, ma in maniera complementare. Se noi riusciamo, per esempio, a puntare di più sulla cosiddetta sharing mobility, ma anche sui nuovi mezzi come il pooling e altre modalità, non stiamo andando a depotenziare investimenti fatti in passato, ma stiamo andando a creare più opportunità, diverse, per le persone, per muoversi.
Ed è per questo che ci dispiace che l’ottimo progetto pilota del MAAS, Mobility as a Service, cominciato con il PNRR, sia poi un po’ finito nel vuoto, per cui dai progetti pilota sul piano locale non si sia andati a svilupparli sul piano nazionale, come invece era previsto. E anche che si sia rimasti indietro su temi un po’ avveniristici, come i vertiporti, che sembravano essere pronti ad essere varati, se così si può dire, e invece ancora faticano: eppure, sebbene certamente al momento in fase sperimentale su piccola scala, potrebbero essere, però, un inizio di innovazione. E ancora – perché no? – la guida autonoma, che abbiamo cercato disperatamente di mettere nel codice della strada e che non ha trovato, purtroppo, spazio”.

Il terzo punto è quello della sicurezza: sicurezza delle infrastrutture, purtroppo, molto spesso, vetuste, ma anche sicurezza degli operatori,
“Quindi – ha concluso Pastorella – noi auspichiamo non solo dei progetti che attirino, sempre di più, dei nuovi autisti, dei nuovi controllori, ma anche che questi possano lavorare in tutta sicurezza, perché i passeggeri devono essere sicuri, ma lo deve essere anche chi quei passeggeri li porta a casa ogni sera. Depositeremo la mozione a breve”.

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– L’onorevole Enzo Amich (FDI) nel suo intervento ha sottolineato come “in Aula stiamo trattando un tema centrale per il Paese, che rappresenta una scelta chiara e condivisa tra l’altro di tutta la maggioranza, nonostante gli allarmismi delle varie opposizioni, cioè il diritto alla mobilità, con la consapevolezza che questo è un tema estremamente centrale e importante. Non è un passaggio formale, non è un atto tecnico, è una presa di posizione politica, che nasce da una visione comune e da una responsabilità condivisa. Tra l’altro, una responsabilità condivisa con tantissimi colleghi qui presenti, sia di maggioranza che di opposizione. Il trasporto pubblico locale non è un semplice servizio: è un’infrastruttura sociale, uno strumento di coesione, è un fattore di competitività per il Paese. È proprio per questo che serve una visione organica, strutturale e non episodica”.

“In un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti nei modelli di mobilità – aggiunge Amich –  il sistema del trasporto pubblico locale assume un ruolo sempre più strategico, anche ai fini dello sviluppo economico, della sostenibilità e delle connessioni tra territori, in particolare nelle aree interne, periferiche e a domanda debole. Chi è stato amministratore sa quanto questo sia vero e importante.
Questo modello ha garantito flessibilità, capacità di adattamento ai territori, ma ha anche determinato nel tempo differenze significative nell’offerta, nei servizi e nella qualità delle prestazioni”.

“In questo contesto – continua Amich –  si inserisce il percorso avviato – un punto estremamente importante – dei livelli adeguati di servizio che hanno rappresentato un primo strumento per superare la logica della spesa storica e per orientare il sistema verso criteri più equi e omogenei, in raccordo con i livelli essenziali delle prestazioni, previsti proprio dalla nostra Costituzione. Ed è proprio qui che si inserisce il cuore della nostra mozione, che verrà consegnata, una mozione, tra l’altro, unitaria, di tutta la maggioranza: compiere un salto di qualità, passando da una logica basata sulla spesa storica a una logica fondata sui diritti da garantire. I livelli essenziali di trasporto non sono un tecnicismo, ma una scelta politica precisa. Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B in base al territorio in cui vivono, o alla fortuna, in cui si ha la possibilità di nascere. Significa garantire in modo progressivo ed equilibrato standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale e rendere finalmente esigibile il diritto alla mobilità.
I livelli essenziali di trasporto rappresentano infatti uno strumento evolutivo del sistema, finalizzato a superare le disomogeneità territoriali e a garantire un accesso equo ai servizi, anche attraverso soluzioni innovative e flessibili, in particolare nelle aree di domanda debole”.

“Accanto alla programmazione – ha detto ancora Amichvi è il tema delle risorse. Il finanziamento del settore è assicurato principalmente attraverso il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, che rappresenta il pilastro del sostegno pubblico al comparto. In questo quadro, però si sta cercando anche di compensare i mancati investimenti accumulati negli anni dai Governi precedenti, che hanno contribuito a determinare i ritardi e le criticità che ancora oggi sono evidenti. Sentendo le opposizioni, sembra che sia una tematica che nasce oggi: in realtà stiamo cercando, come su tantissimi altri argomenti, di porre rimedio a tante problematiche che abbiamo ereditato.
A questo si affianca un rafforzamento significativo degli investimenti, anche attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile. Oggi è entrato nel suo secondo quinquennio di attuazione, con regole definite per l’erogazione, la rendicontazione e il monitoraggio delle risorse”.

“In questo ambito  – prosegue il deputato di Fdi – assume particolare rilievo la possibilità per le regioni di utilizzare immediatamente 750 milioni di euro per il rinnovo del parco autobus, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e la sostenibilità e l’efficienza del servizio.
A ciò si affianca anche il contributo determinante del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha consentito un rafforzamento significativo degli investimenti, nonché del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, oggi nella sua fase più avanzata e attuativa.
Parallelamente, il sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale – fondato sul Fondo nazionale istituito dalla legge n. 228 del 2012 – deve essere letto in una logica di stabilità e continuità quale condizione indispensabile per garantire programmazione efficace e qualità del servizio.
Negli ultimi anni, il sistema della mobilità è profondamente cambiato: sono cambiati i modelli di spostamento, le esigenze dei cittadini e le dinamiche territoriali. In questo contesto, il trasporto pubblico locale assume un ruolo più strategico non solo per la sostenibilità ambientale, ma per la tenuta economica e sociale degli stessi territori”.

“Un tema centrale è quello della sicurezza – aggiunge Amich chiudendo l’intervento –  che non ho ancora sentito. Le aggressioni al personale viaggiante rappresentano una criticità crescente, che incide direttamente sulla qualità del servizio e sull’attrattività della professione stessa. La sicurezza è strettamente connessa anche al contrasto dell’evasione tariffaria e dei fenomeni di illegalità diffusa che compromettono la sostenibilità economica del servizio e generano condizioni di degrado, perché non può esserci un servizio efficiente senza sicurezza per chi lo utilizza e soprattutto per chi ci lavora. Un altro nodo fondamentale è il lavoro: permane una significativa carenza di personale e, in particolare, di conducenti, che richiede interventi strutturali. Serve rendere questo lavoro più attrattivo, valorizzare la professionalità e migliorare le condizioni complessive del settore, perché è chiaro e ovvio che senza lavoratori il servizio non esiste. La mozione valorizza il ruolo delle regioni e degli enti locali, ma rafforza anche la necessità di un indirizzo nazionale chiaro e coordinato, coerente con la complessità del sistema della mobilità. In questa direzione si inserisce l’azione del Governo, già concreta e operativa, fatta di investimenti, risorse stanziate e strumenti attivi. Nonostante l’entità delle risorse stanziate, il sistema continua, tuttavia, a presentare criticità, con difficoltà a garantire standard qualitativi uniformi, persistendo disuguaglianze territoriali. È qui che – ne siamo perfettamente consapevoli – dobbiamo cambiare passo e fare ancora di più. Per questo è necessario, appunto, rafforzare ulteriormente la capacità di programmazione, migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e consolidare gli interventi già avviati”.

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